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Coxalgia e dolore all'inguine (Groin Pain Syndrome) nel paziente attivo e sportivo

La Sindrome del Dolore all'Inguine (Groin Pain Syndrome) è un’entità clinica molto complessa, in cui la diagnosi differenziale che prende in esame le differenti strutture anatomiche coinvolte, è un requisito essenziale per la buona riuscita del trattamento. Per tale motivo è stato necessario mettere a punto un percorso dedicato presso il reparto di Chirurgia Ortopedica Ricostruttiva e Tecniche Innovative.

Su tale argomento si è sviluppato crescente interesse nel campo clinico e nel campo della ricerca negli ultimi anni. Viene definita come dolore o sensazione di discomfort a livello del basso ventre e/o dell’area inguinale e/o della parte interna della coscia.

1. Distinzione delle strutture anatomiche coinvolte nella Sindrome del Dolore all'Inguine (Groin Pain Syndrome)Tali aree di dolore possono essere coinvolte in molteplici patologie, di interesse ortopedico e non.

Dal punto di vista ortopedico possiamo distinguere due entità cliniche principali: le patologie intra-articolari dell’anca; e le patologie extra-articolari (fig. 1) quali la patologia adduttoria, la patologia dello psoas, la patologia della sinfisi pubica e l’inguinal disruption.

Queste sono diagnosi frequenti, in particolare nel giovane-adulto che pratica sport a livello amatoriale o professionistico. Gli sport più coinvolti sono quelli con frequenti accelerazioni o decelerazioni, cambi di direzione, salti e calci. E quindi il calcio, il rugby, l’hockey, il pattinaggio, la danza. Ma anche il basket, il baseball, il golf e l’equitazione.

La patologia intrarticolare dell’anca è assai vasta e può comprendere le alterazioni morfologiche del profilo articolare, ai corpi mobili, alle stress fracture (fig. 2), all’artrosi.

2. Runner, di 16 anni con stress fracture del collo femorale di sinistra


La diagnosi differenziale più frequente in ambito sportivo e nell’ottica della Groin Pain Syndrome è quella del conflitto femoro-acetabolare (FAI, Femoral Acetabular Impingement). Il paziente lamenta un dolore profondo difficilmente localizzabile in corrispondenza dell’anca o della regione inguinale. Solitamente insorge dopo uno sforzo, non sempre correlato a un trauma. Affligge il paziente per lungo tempo e si riesacerba in particolare con l’attività fisica. Può verificarsi una progressiva limitazione dell’articolarità dell’anca e durante la mobilizzazione si possono avvertire “click” e rumori articolari, anche dolorosi. Può concomitare cedimento dell’arto inferiore o sensazione di sublussazione. Le maggiori limitazioni in ambito sportivo sono i movimenti tipo “squat”, gli affondi, i cambi di direzione, le torsioni e le decelerazioni. I sintomi possono divenire invalidanti rendendo disagevole anche la posizione durante la guida della propria auto, lo stare seduti in ufficio, la deambulazione e il riposo notturno sul fianco affetto.

Possibili associazioni sono dolori a livello della sinfisi pubica (fig. 3) o dello psoas.

3. Segni degenerativi della sinfisi pubica

La prima si manifesta con un dolore più centrale, in corrispondenza della sinfisi pubica e la seconda invece come dolore più profondo esacerbato dalla flessione attiva dell’anca o dallo stretching in estensione. Queste due entità cliniche e in particolare la tendinite dello psoas, si presentano più frequentemente nei runners (o corridori).

Al contrario la patologia adduttoria è più frequente nel calciatore. Il giocatore può essere affetto da una tendinopatia cronica o da una lesione acuta del complesso adduttorio. Nel primo caso il paziente sperimenta un dolore di lunga data (mesi o anni), che influenza negativamente l’attività sportiva senza però comprometterla totalmente. Il gesto atletico più problematico è ovviamente il calcio al pallone. Il dolore avvertito è in sede mediale, in corrispondenza dell’origine del tendine dell’adduttore lungo.

In caso di lesione acuta al contrario, l’atleta ricorda perfettamente il trauma (un calcio stoppato, o un’accelerazione improvvisa), da cui è scaturito un “pop” o un “crack” con possibile conseguente caduta e impossibilità di continuare l’attività sportiva. Nei giorni seguenti può svilupparsi un caratteristico ematoma del lato interno della coscia, che può estendersi anche a livello del basso ventre. Questo lo si deve alla continuità anatomica tra adduttore lungo e muscolatura addominale (piramidale). L’atleta lamenterà difficoltà alla marcia, impossibilità a calciare il pallone e difficoltà anche ad eseguire crunch addominali o sit-up.

4. Inguinal disruption con cedimento della parete posteriore del canale inguinale e compressione del suo contenutoL’inguinal disruption (fig. 4) è il termine accettato in letteratura che raccoglie molte definizioni, ritenute imprecise e ormai progressivamente in disuso quali: pubalgia, sport hernia, sportsman’s hernia, ernia inguinale, ernia incipiente, ernia criptica, sindrome del giocatore di hockey, inguine o ernia di Gilmore, ecc. Anche in quest’ultimo caso il paziente può avere un dolore in sede inguinale presente da molto tempo e può estendersi anche al versante interno della coscia e del testicolo. Caratteristicamente il dolore può essere esacerbato dalla manovra di Valsalva (tosse, starnuto, ponzamento o sollevamento pesi).


L’equipe della Chirurgia Ortopedica Ricostruttiva Tecniche Innovative ha messo a punto un percorso diagnostico-terapeutico dedicato ai pazienti affetti da coxalgia. L’iter prevede visita specialistica e l’integrazione con esami strumentali mirati (ecografia dinamica (fig. 5), radiografie con proiezioni specifiche, ricostruzioni tridimensionali TC (fig. 6), RMN ad alto campo, test con anestetico intra o extra-articolare).

5. Immagine ecografica dell’anca per valutazione dinamica

6. Esempio di modello tridimensionale, con simulazione dell’area di conflitto femoro-acetabolare

Accertata la diagnosi le terapie possibili vanno dalle terapie conservative, in particolare la fisioterapia che mira al recupero del ROM, a ribilanciare gli squilibri muscolari, a riacquisire la coordinazione e il gesto atletico. L’eventuale approccio chirurgico comprende interventi di artroscopia d’anca che mira a eliminare i conflitti ossei e a ripristinare i profili articolari e la biomeccanica dell’anca così come a trattare le lesioni associate come quelle a carico del labrum o della cartilagine, ed interventi endoscopici o tecnica open mirati al trattamento delle patologie extra-articolari (release o tenorrafie tendinee, rinforzo della parete posteriore del canale inguinale in caso di inguinal disruption, ecc.)

Nota: la figura 1 è presa da "Ernest Schilders et al. Doha agreement meeting on terminology and definitions in groin pain in athletes, Adam Weir, BMJ 2015"

Autori: Dr. Dante Dallari, Dr. Cesare Stagni e Dr. Alessandro Mazzotta Struttura Complessa di Chirurgia Ortopedica Ricostruttiva e Tecniche Innovative-BTM, Istituto Ortopedico Rizzoli.

Scheda informativa revisionata il: 2 marzo 2021.

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